Gabriella Porpora

Quest’artista viene indirizzata inizialmente in studi che non rispondono ai suoi desideri e decide rapidamente di seguire la sua inclinazione frequentando sia il Liceo Artistico, che l’Accademia di Belle Arti a Roma con Guttuso, Guccione e Montanarini.

Inizia la sua attività espositiva negli anni ’70, indagando nella memoria imponente della pittura e interrogandosi sul rapporto tra l’arte e l’essere, nella relazione tra l’uomo nella sua complessità ed il mondo circostante.

In seguito, durante la sua lunga permanenza negli anni ‘80 a Parigi, Studia Archeologia e Storia dell’Arte alla Sorbona, Paris IV, dove frequenta Artisti Italiani residenti in questa città come Licata, Del Drago, Silvestri, Pavanel.

Quest’artista colora con passioni gestuali, rende omaggio agli alberi, alla natura, non religiosamente ma concettualmente, contrastando chi vuol bruciare tutto e tutti, contro chi dimentica – emozioni-sentimenti-profumi-ragioni-speranze. Vuole “recuperare memoria”, eliminare gli errori, dipingere il futuro con “i suoni“ che solo la pittura può dare.

La pittura di Gabriella Porpora si è sviluppata e articolata negli anni dando vita a una serie di cicli pittorici e scultorei, dapprima figurativi – “Storie di manichini“, con citazioni ispirate alla metafisica di De Chirico – poi sempre più astratti , dilatando la tela in “trame metalliche“ fino ad arrivare alla “trasparenza”, dipinti su perspex, di “Geografie impossibili”, alla Galleria DI SARRO.

Partecipa a diverse iniziative di carattere culturale come Donna e Arte, Arte e Arte, Arte per… e continua ad esporre sia in Italia che all’estero, dopo il suo rientro a Roma dove attualmente risiede, guardando costantemente sia alle avanguardie artistiche che ai contemporanei.

Di ritorno dall’Africa del Sud, elabora dei lavori ispirati fortemente a queste radici, vedi “Ab Origin”, ed “Escissione” con una condanna dichiarata contro pratiche tribali ancora in uso.

Dopo una permanenza in Cina a Pechino, elabora “Derive linguistiche”, ispirandosi agli ideogrammi.

Elabora libri artistici, quadri e oggetti, usando materiali orientali come inchiostri, carte e ricordi di viaggio, che in una certa misura sono ancora in divenire.

Analogamente di ritorno dall’Africa del nord – Egitto e Marocco – si interessa alla scrittura araba, continuando ad elaborare la sua ricerca sulla trasparenza e sulle maschere.
E’ fondatrice, assieme ad altri artisti, del Gruppo Culturale POLISGRAMMA – Gruppo 12, che durerà 20 anni, con “Installazioni di grandi dimensioni“, agendo principalmente sulle recensioni delle città, per seguire un ideale di bellezza e rigore, in alternativa a spazi museali inadeguati.

Viene notata dal critico Giorgio Di Genova, che le propone l’inserimento nella Storia dell’Arte del XX secolo. Collabora inoltre con altre Associazioni Culturali come DONNA&ARTE, L’Isola che non c’è, ARX, etc.. allestendo esposizioni e illustrando anche visite guidate per la sua città di cui è innamorata.

Espone in Germania alla Galleria “ANNA FRANK”. Parteciperà successivamente ad un’altra personale invitata dalla Deutsche Bank di Wuppertal.

Alcuni suoi lavori sono ospitati ancora oggi nella “Collezione della Farnesina” al Ministero degli Esteri e presso musei come MUDITAC.

Continua ad esporre in personali e collettive in diverse città italiane Roma, Milano, Bologna, Genova, Trieste, Firenze, Tuscania, Viterbo e – all’estero – Parigi con cui intrattiene un legame stretto, Vienna, New York.

E stata invitata più volte a partecipare a delle personali presso le sedi di alcune banche italiane ed estere – BANCA NAZIONALE DEL LAVORO, BANCA SELLA.

Recentemente, erede di una tradizione familiare dedita alla musica, in cui la nonna, Elvira, è stata una soprano e la madre, Fausta, una pianista – ha inaugurato un nuovo ciclo di lavori ispirati a questo tema.

In questo “ Viaggio Musicale”, utilizza, come nel suo stile, materiali “antichi” armonizzandoli con quelli odierni in un percorso che dal passato arriva all’età contemporanea.

Il desiderio di ricerca è in divenire, perché questo è il suo modo di essere.

L’essenzialità delle pitture rupestri, il rigore e il simbolismo medievale, il disegno e l’anatomia rinascimentali, la linea barocca, la ricerca luministica degli impressionisti, quella coloristica dei Fauves, l’atmosfera della Metafisica e del Surrealismo, la spiritualità dell’Astrattismo e la matematicità dell’Informale, alla ricerca di un segno, di un linguaggio e di uno spazio personali.

“E certo alla mente e al cuore parlano le opere di Gabriella Porpora, fluttuando dense e colorate come nebulose in un cielo trasparente senza inizio e senza fine, proprio come noi percepiamo l’universo e come forse ci illudiamo che siamo noi stessi: senza un inizio e, soprattutto, senza una fine.”
ALDO D'AMBROSI
“It’s the particular blue hue that Gabriella Porpora has chosen for her monocrhomatique painting on plexiglass “ Ritmo di danza” that make one think of Yves Klein, the French avant-gardist who covered nude women in paint and created compositions by rolling and dragging them across huge canvases laid out on the floor. […] Once again the viewer has no choice but to surrender, letting a smile be his or her umbrella.”
ED MCCORMACK
“Sopra tutto, prevale un senso di luminosità e di trasparenza, tanto cercato da ricorrere all’uso del perspex, attraversato da toni cromatici e da umori culturali.”
NICOLETTA MAGNONI
“Il suo far proprio un linguaggio lontano geograficamente ma non spiritualmente, rende chiaro il senso di un operare artistico che prova di stabilire punti di contatto, che cerca nell’attrito delle derive linguistiche di provocare quello stupore che ogni genuina conoscenza dovrebbe produrre.”
VALERIO DEHO'
“Gabriella Porpora con fusioni materiche esprime polivalenze di significati e di forme in strutture di passionalità coloristica.”
GIUSEPPE SELVAGGI - Giornale d'Italia
“il materiale usato acquista propria autonoma valenza decorativa […] fratture o assemblaggi materici coniugano colore e materia sempre in sospensione e in chiave di poetiche visioni.”
GABRIELLA D'ALESIO