Recensioni

Geografie Impossibili

La sua è  pittura materica che nasce come compiacimento estetico e decorativo di immagini di più antica  memoria. Un’esperienza ne alimenta la ricerca, in quel frangente ( una lunga permanenza a Bucarest, in Romania) rimane colpita dalla tradizionale pittura su vetro, icone che adottano i colori  ma non ne restituiscono la luce, lasciando la lucentezza alla superficie del vetro, richiamandola poi con la stessa “doratura”, che invece serviva per illuminare la pittura di icone su supporto ligneo.

E’ questa riflessione che la ispira nel cercare un supporto alla sua pittura che le potesse permettere di vivificare i colori e la lucentezza oltre che la trasparenza: il perspex ha così sostituito il vetro. Il suo lavoro ancorato alle caratteristiche di un informale materico, ne articola la spontaneità in assemblaggi e collages che inglobano, a volte sospesi nello spazio, frammenti di carte strappate, scritte che affiorano tra i colori, parole che navigano in un orizzonte di luce e colore.

Pittura su plexiglass la sua, che cerca un itinerario, una narrazione di viaggi attraverso la memoria: questa riaffiora in frammenti di cose, figure che appaiono, silouhettes di un mondo coloratissimo.

Si intravedono trasparenze doppie, nella composizione di Libri-oggetto, sempre su plexiglass, in cui le scene si sommano a scene. L’attenzione dell’artista è anche verso l’iconografia medioevale da lei ricercata in particolare nelle pagine di “ Codice Miniato”, che diviene percorso/supporto di preziosi spazi metafisici.

In altri lavori è il materiale usato che acquista propria valenza decorativa da strappi ricercati, da fratture o assemblaggi matrici, che coniugano colore e materia , sempre in sospensione e in chiave di poetiche visioni.

Gabriella Dalesio (critica d’Arte)

“Uscita dal quadro” – EXPO personale 2007 alla Banca Sella

Via Poli (Fontana di Trevi)

L’artista Gabriella Porpora dopo aver compiuto i suoi studi sia all’Accademia di Belle Arti di Roma con Guttuso, Guccione, Montanarini, che alla Sorbona, alla Facoltà di Lettere , con indirizzo in Archeologia e Storia dell’Arte, ha acquisito col tempo una sua consapevolezza, che l’ha portata alla sperimentazione.
Abbandonando abbastanza rapidamente ogni forma di riproduzione della realtà tangibile, la sua pittura oscilla tra il post informale e l’arte povera.
Non volendo rinunciare all’eredità delle ricerche avanguardistiche, ha cercato nuovi contenuti che permettessero una visione multipla di situazioni e eventi.
L’idea di dipingere su supporto trasparente – l’uscita dal quadro – in realtà implica anche un’entrata e un attraversamento, cioè quello che compie l’artista nel suo orientarsi su tematiche attuali, sul senso del sacro, sui malesseri sociali, sull’invisibile .
Scegliendo la trasparenza, la sua pittura capta lo sguardo dello spettatore che è per così dire “chiamato” a condividere intenti e percorsi , aprendo lo spazio a significati molteplici.
L’artista ha creato in tal modo una continuità fisica , (la pittura su perspex), oltre che mentale tra l’autore, l’opera rappresentata e lo spazio circostante.
Tuttavia pur persistendo in questa direzione, Gabriella Porpora, ha adottato tecniche differenti per esprimere la sua creatività, e spesso ha elaborato opere scultoree con materiali diversi, quali legno, rame e creta , oltre a vari materiali di recupero,come per esempio “Ab origin “ esposto al Roof Garden del Palazzo delle Esposizioni, o “Minotauro “, presentato in occasione di una personale dal Ministro Paolo Ducci dell’Istituto Culturale, alla Galleria Anna Franke in Germania.
Quest’artista che è vissuta diversi anni all’estero ed ha viaggiato molto, ha saputo far tesoro delle sue esperienze cogliendo stimoli e risorse dalle culture con cui è entrata in contatto sia in Oriente, che in Occidente, partecipando a personali e collettive, ma attualmente vive e lavora a Roma, continuando anche nell’insegnamento.
Alcune sue opere sono entrate a far parte della Collezione D’Arte della Farnesina, all’Istituto Diplomatico del Ministero degli Esteri.
Cofondatrice di un’Associazione Culturale – Gruppo 12 – ha inoltre partecipato ad allestimenti e performance su tematiche sociali, come “Faraway “ in occasione della Marcia per la pace, ad Assisi, o come “Mihrab” prodotto per Arte per, per la liberazione delle due Simone e attualmente esposto nella Galleria della Stazione Metro di Roma.
Tra le sue produzioni artistiche troviamo anche dei Libri d’Arte e alcune poesie.

Arte Dannata

Quest’artista crea trasparenze, ma non solo, gioca con i colori vivaci, raramente disarmonici, seppur forti e contrastanti. Raccoglie oggetti dimenticati, perché non amati profondamente come consumismo vuole, li riunisce, li rianima, gli concede presente e futuro sottolineandone il passato contesta l’attuale morire nel nulla. Colora con passioni gestuali , rende omaggio agli alberi, alla natura, non religiosamente, ma concettualmente, non un ritorno al mistico, ma una riflessione contro chi brucia tutto e tutti, contro chi dimentica le emozioni-sentimenti-profumi-ragioni-speranze non individualiste.

Gabriella dona, indica il percorso da fare, la poetica da intraprendere:

“ recuperare memoria”, eliminare gli errori, dipingere il futuro con i suoni che solo la pittura può dare

Raccoglie, unisce, rielabora e propone al nostro attuale tempo che dimentica, digerendo rapido e senza sapori favole e fiabe.

Così ci concede nelle trasparenze la possibilità di osservare un dipinto, lo unisce con il recupero di noi stessi, e quindi inevitabilmente indica l’amore.

Lo sguardo sul mondo di questa artista attraversa diverse tecniche che comprendono immagini  sia figurative che astratte, riferibili al mondo circostante oltre che a quello interiore.

Tuttavia la sua identità si dispiega in un processo creativo teso soprattutto al raggiungimento di un contatto tra viisibile ed invisibile, da cui “la trasparenza” che diventa il supporto materico delle sue opere su perspex.

Alla base della sua strategia, c’è la capacità di rappresentare l’impenetrabile svelandosi attraverso la conoscenza, ed è nella gestualità nel manipolare la materia, piegandola e assoggettandola, che trasferisce forza alle sue opere.

Così i colori e la luce che le attraversano, si svelano, lasciando comunque un senso di non finito, ed un invito a guardare oltre

Massimo D’Andrea

Un trasparente progetto artistico

Davanti all’opera d’un artista lo spettatore a volte rimane sorpreso, altre sconcertato, e forse allora prova l’impulso di abbandonare la visione e con essa lo sforzo di comprensione dell’opera. Ma chiunque vinca l’umana pigrizia davanti al nuovo, all’inconsueto, o al diverso, chiunque riesca a rapportarsi con l’immagine artistica derubricando le proprie sedimentazioni culturali e accogliendo invece con mente “pura” i segni, i colori, la materia con cui le opere si sostanziano, ben presto rimane catturato dal mondo spirituale dell’artista e dal suo essere altro e quindi unico.
Non sempre ciò avviene, perché lo stesso albero non sempre dà buoni frutti, né il frutto eccellente è sempre ben colto, ma quando avviene è un’alchimia riuscita che fa bene alla mente e al cuore.
E certo alla mente e al cuore parlano le opere di Gabriella Porpora, fluttuando dense e colorate come nebulose in un cielo trasparente senza inizio e senza fine, proprio come noi percepiamo l’universo e come forse ci illudiamo che siamo noi stessi: senza un inizio e, soprattutto, senza una fine.
Parlano alla mente perché vi riconosciamo segni di antiche e recenti espressioni artistiche, parlano al cuore perché coinvolgono l’osservatore che prima acquisisce il colore e la simmetria dei segni, poi “penetra” l’opera attraverso la trasparenza del perspex, quindi la vive osservandola da diverse angolazioni in una luce che il supporto trasparente rende sempre nuova.
Dunque tu, osservatore, lasciati andare, almeno inizialmente, e osserva con sguardo libero le macche di colore che si inseguono e suggeriscono, i materiali vari che una mano femminile ha disposto, sinuosi ed enigmatici. Questo è un primo modo legittimo di compenetrare queste opere, di assorbirne l’energia delle linee essenziali, dei colori ora ardenti come la tensione verso un obiettivo irraggiungibile, ora profondi e neri come voragine che tutto aspira, oppure d’ocra e di seppia come un Oriente mitizzato.
Poi, tu che osservi, puoi mettere in campo l’intelletto, e ciò che in te è sedimentato troverà molteplici corrispondenze con le opere di Gabriella Porpora.
E allora troverai squarci d’espressioni artistiche del passato, che dalle pitture rupestri scorrono, riconoscibili eppure nuovi e personalizzati, fino all’Astrattismo, all’Informale e ad un’originale polimatericità.
E troverai la luce “impressionista” che rende mutevole la pittura sulla trasparenza, e la violenza dei Fauves nelle macchie rosse esaltate drammaticamente dal nero e dal giallo, come il giallo prevale nella rievocazione della Cina, sterminato topos culturale per più di una generazione occidentale.
E poi, quando forse meno te lo aspetti, l’artista esce dal laboratorio e si inoltra nella natura, dove incontra gli alberi e la loro storia, le ferite delle loro mille striature, le macchie ora scure ora chiare che li punzecchiano minacciose, contagiose, inquietanti.
L’albero richiama le radici, il senso dell’origine, ma anche il fuoco, la distruzione, una distruzione forse non definitiva ma purificatrice e catartica. Una speranza, un auspicio? Chissà, ma certamente anche qui si ha la sensazione che il poiein artistico, cioè il momento creativo dello spirito, assorba tutta l’inquietudine, tutti i contrasti, forse tutta la disperazione di una generazione che continua a dire la sua, senza più certezze ma sicuramente con molta più poesia.

Aldo D’Ambrosi

Commento su “Aspetti della Gerarchia immaginifica”

Gabriella Porpora ci narra su lamiere la metaforfosi del super-io in una società multimediale : le gerarchie che popolano il nostro fantastico in una società in cui, pur nel cambiamento, divieti e proibizioni, vincoli e strade “one way”, a senso unico, dominano il rapporto esistente tra il singolo cittadino e il suo stato d’appartenenza.

Giuliano della Pergola Professore al Politecnico di Milano

Può l’anima avere un colore?
Qualcuno potrebbe dire “ si”, la nostra anima è blu come il cielo al mattino, o può essere blu profondo come in fondo al mare. Altri potrebbero dire “ si”, la nostra anima è rossa come il sangue del nostro corpo, o rosso fuoco come il centro del sole. Ma, chi lo sa veramente? Noi possiamo vedere che gli oggetti hanno colore, ma non possiamo capirne la specificità perché questo dipende dal nostro sentire.
Può la nostra anima riconoscere il proprio colore mentre guarda questi oggetti? Come è possibile che qualcosa d’invisibile ( come l’anima) possa avere un colore?
Sono certo che non ci saranno risposte possibili anche in futuro.
Tuttavia, Gabriella Porpora, come pittrice, sta cercando quel colore che potrebbe rappresentare l’anima dell’ uomo, non solo luoghi e esperienze.
Lei non cerca “un colore”, lei li compone come un musicista cerca le note per comporre.
I colori che dipinge hanno una loro armonia, mentre i suoi lavori sono melodie che ne amplificano il senso. Tuttavia , la sua musica è esplorativa perché nessuna forma potrebbe definire la strada che Gabriella percorre.
Abbiamo visto che le sue composizioni si “scontrano” costantemente nelle forme dei suoi lavori, come l’onda si frange contro la roccia delle coste. Queste onde sono la reale espressione della “ sua” voce” per suonare canzoni per la nostra anima.

Juan Victor Soto

Derive Linguistiche

Le meraviglie d’oriente sono tramontate nell’Ottocento con la fine delle grandi dinastie cinesi e l’apertura del Giappone agli occidentali dopo un atto di forza della flotta americana. Il resto è esotismo, curiosità e cianfrusaglie, tanto che l’Oriente si è identificato con il Giappone (il “japonisme” è stato un fenomeno anche artistico rilevante alla fine del secolo scorso) dimenticando quanto questo debba alla cultura cinese ben più antica e articolata. E la chiusura comunista che caratterizza ancora la storia attuale del “pianeta Cina” non consente ancora di entrare in contatto con una delle più antiche culture dell’uomo.

I pittogrammi cinesi che Gabriella Porpora riprende in molte delle sue opere, sono in se la forza di una tradizione che registra eventi e modificazioni traducendoli nel linguaggio dei simboli. Il pittogramma della donna registra la sua emancipazione, in senso letterale, cioè la fine della soggezione all’uomo. La conquista della posizione eretta decantata nel simbolo come figura piana, frontale, testimonia di un evoluzione millenaria. E quando l’artista riprende altri pittogrammi come il simbolo della doppia felicità o quello della scrittura tanto preziosa da essere rappresentata da un bimbo sotto tetto, il motivo non è semplicemente il ricordo di un viaggio in Cina, quanto piuttosto il tentativo di far interagire la nostra cultura con quella cinese.

Certamente il movente artistico prevale. Comunque un pittogramma dipinto e riletto dalla sensibilità dell’artista diventa opera d’arte e quindi l’origine linguistica viene in qualche modo “tradita”. Ma Gabriella Porpora non intende giocare su di un facile mistero. Il suo interesse per una cultura così distante fonda il suo operare artistico attuale. La sua ricerca di dati culturali che avvicinino Oriente e Occidente richiama alla mente le mai sopite utopie anni ’60 che cercavano la mediazione fra le distanti culture, quella occidentale inevitabilmente orientata verso l’esterno e l’esteriorità e quella occidentale più spirituale che cerca sempre l’equilibrio dell’uomo nel sistema naturale. Ma in questo caso è il progetto individuale che diventa politico. L’esigenza dell’artista di approfondire una sua esperienza si riflette sulla struttura dei macro-eventi culturali. E che l’arte ricominci a porsi come centrale nella cultura dopo anni di pittura-pittura interessata solo a sé stessa, è un fatto che in questo fine secolo (e di millennio) si sta verificando sempre più spesso. Vi sono date che impongono una riflessione, che costituiscono nell’inconscio collettivo un termine cui confrontare le esperienze passate. Dopo l’edizione di Documenta IX a Kassel, ne riparleremo.

Questo spessore nell’opera di Gabriella Porpora, la sua ricerca quasi filologica d’appropriarsi anche di tecniche cinesi, non deve sorprendere in un’artista che opera da oltre 10 anni confrontadosi con un arte consapevole del ruolo che svolge nella cultura e nella società. I suoi pittogrammi anche se esteticamente pregevoli non sono  rivolti semplicemente ad un’operazione decorativa. L’intervento artistico della Porpora, il suo far proprio un linguaggio lontano geograficamente ma non spiritualmente, rende chiaro il senso di un operare artistico che prova di stabilire dei punti di contatto, che cerca nell’attrito delle derive linguistiche di provocare quello stupore che ogni genuina conoscenza dovrebbe produrre. Anche nelle opere su perspex la ricerca di trasparenza assume il dato linguistico dell’attraversamento e quindi della liberazione della luce e del colore traslucido. Il concetto di “passare oltre” resta lo stesso come nell’immagine della “porta”. Il linguaggio è uno strumento per avvicinarsi alla realtà, come la densità dei cromatismi è uno strumento per avvicinarsi alla luce. Anche in questo caso, nessuna impressione superficiale è quella giusta per avvicinarsi alla pittura dell’artista.

Valerio Dehò

Allo Spazio Museale Sabrina Falzone dal 27 ottobre esporranno artisti di talento per la mostra d’arte contemporanea “Gli Astrattisti Contemporanei”, che sarà aperta ai visitatori fino al 5 novembre 2012 nella splendida cornice del quartiere Pagano di Milano. A pochi passi dal Duomo, la galleria espositiva celebra l’astrattismo contemporaneo come uno stile artistico rinnovato ed in continua evoluzione nel corso di un secolo di storia dell’arte: il percorso espositivo intende ripercorrere le prime tappe del movimento artistico per approdare ai nuovi orizzonti creativi di alcuni degli autori più in voga nel nostro secolo. Tra i loro nomi figurano Michele Pellicciari, singolare nella sua efficace verve pittorica dal segno immediato, Mario Formica con il suo poliedrico universo materico che sposa l’elettronica ad altri materiali, Daniela Cavallini audace nelle sue composizioni di luce e oro ed infine Valenberg con il suo astrattismo materico, scandito dall’utilizzo di tessuti, cartone e trucioli metallici. Per la scultura si confermano di innata originalità due donne: Lucia Paganini, la cui ricerca si sofferma tra la morte e la maternità, e Gabriella Porpora che suggerisce un nuovo modus di fare arte con una commistione inedita di materiali.

Artisti di straordinario talento sono stati selezionati in tutto il territorio nazionale dal critico d’arte Sabrina Falzone, curatrice dell’esposizione collettiva che si svolgerà dal 27 ottobre al 5 novembre 2012 con Inaugurazione Sabato 27 ottobre ore 18 presso lo Spazio Museale Sabrina Falzone, ubicata nel centro storico di Milano in via Giorgio Pallavicino 29 (Italia). Un appuntamento con l’arte da non perdere.

La riflessione c’invade, non può più essere ridotta al problema della conoscenza di sé e della relazione umana: è tutto il rapporto tra uomo e società, l’immagine stessa del mondo che vengono messi in gioco.
Le immagini si fanno apocalittiche. L’esasperazione ossessiva del funzionamento burocratico della mente ( prima ancora che delle pratiche d’ufficio) è uno dei modi più frequenti con cui chi dentro di sé nega la follia urbana tenta di arginare la sofferenza di chi la riconosce. E’ un’ondata tremenda, dice Gabriella Porpora, capace di travolgere di colpo aspetti umani preziosi e genuini, ma non deve prevalere!

Dr. Novelletto.

Trasparenze al nero

Artista instancabilmente sensibile alle seduzioni della forma, Gabriella Porpora ne studia e ne interpreta la componente primaria: la materia. Mezzo fisico di cui l’immagine abbisogna per manifestarsi, la materia è il luogo del senso, della ricerca e dell’indagine.

Intervenendo sulla materia, lavorandone la composizione molecolare, trasformandone la struttura e l’aspetto, Porpora innesca un processo di conoscenza, un lavoro di coscienza e di consapevolezza nel quale la materia assurge a metafora del nostro profondo; metamorfosi policrome e polimateriche Trasparenze al nero è vedere-vedersi attraverso, superare il limite della forma per penetrarne la sostanza, eludere il confine fisico della materia dilatandone lo spazio per compenetrazione di luce e atmosfera. Dilatazione di piani e morbida sinuosità è nella serie in poliestere; trascorre il tempo, ineluttabile la caducità del nostro essere, di noi rimane il vissuto, memoria e oggetti che Porpora riutilizza, ricompone e riabilita quali vettori di un nuovo senso, di una rinnovata meditazione positivamente trasparente e mobile. Radiografie, tele, giornali, poliestere, legno, colore, lamine sono i materiali di una tecnica maturata con l’esperienza del fare, consapevolmente inteso come fondamento del vivere e base del creare. Materia come corpo, colore come sensazioni ed emozioni si traducono in un linguaggio denso di personale malinconia e di isolata percezione del significato delle cose, della vita passata e presente; oggetti sparsi ed eterogenei che assemblati suggeriscono un mondo, un carattere e una persona.

Valerio Vernesi

Commento per l’intervento di Gabriella Porpora al POLITECNICO di Milano.

In “Aspetti della Gerarchia immaginifica”, l’artista sembra voler catturare nella sincronia il molteplice, fornendo al fruitore dell’opera la chiave per sperimentare e contemporaneamente la fissità e l’impermanenza dell’immagine delle cose.

Qui notiamo per esempio un altro paradosso che solo una concezione topologica e non preposizionale, sequenziale dell’atto, potrebbe illustrare, cioè la dimensione cinetica di un opera:questa divaricazione dello sguardo fra particolare e molteplice, spinge infatti lo sguardo a risolversi dall’ambiguità ricostruendo un ordine gerarchico appunto. Quindi la “ gerarchia dell’immaginario” è un processo che ricostruisce l’Io dell’osservatore, nel tentativo di uscire dallo squilibrio logico in cui la visone lo ha gettato, introducendo una funzione perlustrativi.Insomma quando l’artista fa qualcosa in questo caos, allora siamo di fronte a un operazione metafisica: quella di fare essere quello che non è.

Così, anche la rivelazione di Gabriella Porpora in “ Oggi abito un paesaggio strappato”, costruisce una topografia urbana lacerata con l’accostamento inusitato di materiali vecchi e nuovi, quale allusione ad una tensione soggettiva fra passato e futuro a sostenere questo strappo nella carne della natura che la civiltà ha introdotto.

Dr Riccardo Scognamiglio (Psicoanalista del Dipartimento delle Arti Visive dell’Università degli Studi di Bologna)

Commento sull’ opera “ Oggi abito un paesaggio strappato”

Gabriella Porpora coglie il bombardamento visivo, la simultaneità e la molteplicità delle immagini della moderna metropoli. I vari materiali utilizzati su un fondo di lamiera nera (inchiostri, plastiche, metalli, etc) creano multiformi cromie che si sovrappongono consentendo una lettura in trasparenza diversificata a seconda dell’angolatura prospettica dell’osservatore. E’ una dimensione sospesa, mutevole, cangiante, che rapporta la trasparenza chiara del perspex con l’opacità scura del fondo, i colori squillanti col nero, nel tentativo di arginare, di racchiudere nel bello dei cangianti colori il pesante nero – esasperazione, sofferenza , follia – del fondo della lamiera.

Dr. Zavaglia, Professore al Politecnico di Milano

Miti antichi e libri d’arte, manichini e maschere, tematiche moderne e viaggio musicale, materia oscura e, in contrapposizione, il preludio alle trasparenze e le trasparenze stesse: la produzione di Gabriella Porpora è difficile da definire proprio perché attraverso tecniche, materiali e percezioni diverse, ci pone di fronte la realtà così com’è: immutabile ma sempre cangiante, solida ma costruita sull’aria.
Gabriella non si è mai fermata davanti alle tradizionali colonne d’Ercole artistiche: è partita da disegno e pittura pura per arrivare ad una scultura od a una tela che riproducono il mondo attraverso oggetti, i segni del percorso che spazia dal passato al futuro, attraverso il presente: suggestioni, ricordi, presentimenti diventano percepibili attraverso velette, piume, carta da musica, così che noi possiamo apprezzare, in un’opera artistica, la leggerezza e la concretezza che accomuna noi esseri umani. E questo perché una mano d’artista ha saputo accostarli a segni, forme, colori che ce li mostrano nuovi; le “cose” non sono l’opera d’arte, sono nell’opera d’arte.
L’unitarietà del tempo, che esiste al di là del nostro soggettivo frazionarlo, è chiara anche nelle tematiche moderne, che racchiudono titoli come Ab origen, Radici (quanto di più ancestrale esista) ma si volgono al presente ed a un avvenire sempre in costruzione attraverso Paesaggio strappato e Metamorfosi.
E tutto questo ci viene offerto con una serenità evidente: non c’è l’ansia della ricerca, ma la curiosità appagata, che approda alla composizione del tutto.
Le opere di Gabriella certo non affermano con supponenza chi siamo, ma con sagace e ariosa perizia ci pongono di fronte a molte delle stratificazioni che compongono il nostro esistere; e guardarci ci piace e ci arricchisce.

Professoressa Rossella Rossi